martedì 2 febbraio 2010
NO THANKS (quella volta che entrando nel bagno turco rifiutai la saponetta e feci bene)
Turco n°1 - IL SORDOMUTO DAL SORRISO DA SCEMO / Gira da un quarto d'ora tre le stanze, c'ha un sacco di tick e il sorriso stampato. Poi si ferma davanti a me, seduto sul palco centrale. Parte il contatto. Non capisco se sia sordomuto o quello è il suo modo di farmi i gesti con le mani per dirmi che il mio pizzo gli piace (tra i gesti c'è pure il segno delle corna, magari è fidanzato) e non capisco neanche se sia scemo o cosa o quello è il suo modo di farmi i sorrisi per indicarmi quella porta "per andare in bagno". Comunque sia, rifiuto e vado avanti.
Turco n°2 - IL BULLETTO CON LA MANO LUNGA / Anche lui gira da un quarto d'ora tra le stanze e la porta (è decisamente più carino -o più incontinente- degli altri). E' il belloccio dell'haman. Barba incolta, sguardo da duro, fisico scolpito, cicatrice addominale e sottana a scoprire i peli pelvici. Lui è il bulletto, si avvicina a tutti. Adesso tocca a me. Bulletto: -Gay?!- Ed io, non so cosa mi passa per la testa, tra il -No- e "lo scappare via" mi viene da dire -Yhea, but I have a boyfriend in Italy-. Non capisce l'Inglese, capisce solo boyfriend, e mi indica il mio vicino che lo aveva rifiutato poco prima. Il primo caso di incomprensioni linguistiche che salvano il culo, invece che comprometterlo. Ma, prima di abbandonarmi, mi da una bella palpata al polpaccio sale fino al ginocchio massaggiando, solo al quel punto il mio gay latente lo ferma, lui si alza, e abbandonandomi si lascia strusciare la mano sul mio di pisello, non trovandolo -ovviamente- pronto. Comunque sia, rifiuto e vado avanti.
Turco n°3 - DIREI CHE ERA IL CASO DI EVITARLO. Così, mi strizzo addosso la sottana mezza calda, mezza fredda, saluto tutto l'ambaradam con un mezzo cenno della testa acha-acha.
Decisamente l'apice delle mie avventure. Pericolosamente l'apice.
N.B. Uscendo prima che i vecchietti mi ungessero i capelli con del succo di limone, noto nei cunicoli di vapore, il bagno delle saune, eccolo il bagno, allora quella porta...
lunedì 11 gennaio 2010
VEDI (ovvero non vedo l'ora)
martedì 22 dicembre 2009
COLLEZIONE KERALA ESTATE-ESTATE 2010 (ovvero quella volta che mi sono accorto di essere l`unico occidentale con la gonna)
lunedì 21 dicembre 2009
GOD`S OWN CONTRY (ovvero come uscire dall`inferno di Bombay e ritrovarsi nel paradiso del Kerala)
mercoledì 9 dicembre 2009
DIO LI FA, POI LI ASCOLTA (ovvero quella volta che farsi tutte le religioni dei popoli in un giorno è stato meglio dell'oppio)
domenica 6 dicembre 2009
SMILE (ovvero quella volta che ho capito cosa raccontare da ora in avanti)
sabato 28 novembre 2009
FOUR ELEPHANTS LITTLE STORY (or that time when the third elephant teached me to cry from happyness)
I saw the first one in Delhi (I prefer Bombay, Delhi is big and empty, green and sad), it was walking in Delhi traffic and from my taxi (before Delhi, I hated Bombay-taxi-drivers -for their street ignorance-, now I hate most Delhi-taxi-drivers, it's incredible that in the Capital City, with a modern and western metro-underground, the Government failed to obtain the taximeter use by the taxidrivers, so you must negotiate the fee per each your little movingg and I suggest you to use always my favorite sentence "I'm not a tourist, I live in Bombay/Delhi/Agra/TajMahal/Jaipur"...you must change each time your location)...and from my taxi I could see only its big swinging ass crossing the street. After that, my taxi-driver stopped to pissing on a wall in the leftside of the street, I couldn't miss the opportunity and so, with a perfect Indian-style, I gave him company.
I saw the second one in Amber Fort (very Rajasthan place, a fortress desertic hilltops), it's going to home (the driver home), it was his lucky-day (and my unlucky-day)because in Jaipur there was the political elections and for one day each elephant city could sleep quiet without a tourist wakes-up its (or better, wakes-up its drivers that lives-eats-sleeps on the elephant spine) for a twenty minutes walking called also sixhoundred rupees walking. But, for me, it was important only the muggy-hairy-dirty hug with its big foot. Than, there was more than one hug, because its big head (poor-elephant, his driver had painted -very bad design- its head for tourist entertainment)...its big head was too funny not to touch, with its crazy drunk trunk. So, my dream was realized.
I'll see the forth one in Kerala. After the elephant hug, my new dream is Kerala. I'm looking to plan my Xmas in Kerala, where I can find elephants no painted, no drived.
But the very one, that changed my dreams, has been the third one. I saw the third one only in picture, its name is Teo, it's hanging at Marinangeli Xmas Tree, it's swinging moved by family love, it's nourishing my happyness tears.
giovedì 19 novembre 2009
IL TRIANGOLO SCALENO (ovvero quella volta che dallo zaino lercio dovrò tirare fuori la cravatta per il Trident)
mercoledì 18 novembre 2009
BOMBAY DA MANGIARE (ovvero quella volta che feci colazione su una bicicletta e il ruttino della sera fece eco dall'alto di un grattacielo)
giovedì 12 novembre 2009
PIOVE SULLA MIA CAMICIA (ovvero quella volta che pioveva che Ganesh la mandava, il governo l'allarme diramava ma solo di lacrime di gioia si trattava)
lunedì 9 novembre 2009
PILLOLA BIANCA VINCE, PILLOLA ROSA PERDE (ovvero quella volta che andai dal medico per giocare a dama con le pasticchette)
giovedì 5 novembre 2009
MY FAIR LADY (or that time when I understood that my english was too little to safe me from finance sharkes)
mercoledì 4 novembre 2009
SOTTO LO ZAINO LA CAPRA CIUCCIA (ovvero quella volta che per avere la connessione ad Internet mi son fatto leccare lo zaino da una capra)
“NO, STO BENE, E' SOLO L'ARIA CONDIZIONATA” (ovvero quella volta che mamma mi chiama in pieno delirio da febbre a quaranta)
lunedì 2 novembre 2009
E.T. CERCA CASA (ovvero quella volta che mi sono sentito un alieno a cercare casa a Mumbai)
domenica 1 novembre 2009
MAMMA HO PRESO LE CARAMELLE DAGLI SCONOSCIUTI (ovvero quella volta che sono salito su una macchina abbordato da tre ragazze)
io rozzamente traccio lo sviluppo del film, si divertono, io scopro il titolo, ma già me lo dimentico. Squilla un altro telefono, quello di quella con la A, si crea allarme, io dico -mama- vado per stare zitto, anzi peggio, stavolta devo stare immobile, non è la mama, ma il boyfriend (ah, ecco finalmente qualcosa che in India va per il verso giusto ed è spiegabile, la ragazza figa c'ha il fidanzato), particolarmente mad and possessive, e zitto, anzi immobile, un altra volta. Poco dopo dico addio alla ragazza di nome A, per me rimarrà A. Insistono per portarmi dove voglio. Alla stazione. Alla stazione?! -Are you crazy?!- Yes, I'm crazy. Praticamente loro non l'hanno mai preso in vita loro a Mumbai (ah, ecco spiegato perché la Toyota con i sedili in pelle e l'aria condizionata), ma io che lo prendo, mi ci portano. Cioè non proprio, devo farmi un altro pezzo a piedi. Bho, magari non gli son piaciuto, da quando le ho detto che prendevo il treno, prima erano state più disponibili, eh, magari con il treno mi son giocato il salto della casta. Bell'oretta, comunque, il tempo anche qui di scoprire che non erano solo i pazzi tassisti ma pure le figlie sfacciate del capitalismo di facciata a fare le pazze con la macchina e con il clacson (il do-on, scopro), mi congedo strappandogli la confessione che volevo e che mezza città desidera “there is the rich and there is the poor”, niente di nuovo per me, ma il modo in cui me lo sbattono in faccia lasciandomi nella stazione della “bad area” mi lascia quell'amara consapevolezza che tutti hanno e che dovrò accettare. Oltre ad aver accettato le caramelle dalle sconosciute, oggi è stata una grande giornata, la prima dopo lo shock (che comunque non c'è stato visto che già ieri m'ero subito buttato sul treno -che esperienza saltare prima che si fermi proprio come loro-). Iniziata la ricerca di una casa, poi m'accorgo che è domenica, e tutti mi danno appuntamento per domani, speriamo. Le cose ho imparato oggi: Bandra è il quartiere che corre più veloce e più a occidente di tutti, non ha caso qui vivono le stelle di Bollywood e i giovani escono, addirittura ho letto di locali dove vestiti tradizionali sono vietati; i “pulitori di orecchia” esistono e c'hanno il ferretto e c'hanno il cotone sulla cintola e c'hanno pure i clienti, pagherò per il servizio -fotografico, però-; l'omosessualità c'è, anzi l'ho notata anche molto più spiccata che da noi, un pomeriggio a Bandra, migliaia di persone, sei coppie di ragazzi che mi si dichiaravano con tanto di mano intrecciata. dichiaratamente gay con mano; il cinema di Bollywood è così importante nella loro vita e cultura -ormai- che al semplice attacchino, che regala alla strada l'ennesima pantomima di tre ore frantuma coglioni di musica, balli e amore da fotoromanzi, il caos si ferma, ai “do-on” non si pensa più, le bancarelle fermano di schiacciare quelle cazzo di canne di bambù puzzolenti e tutti i musi indiani all'insù (l'attacchino dovrà essere un mestiere molto ambito, diciamo paragonabile al classico maestro di sci, presumo, mi informerò) -INTERROMPO LA SCRITTURA PER LA CHIAMATA SUL NUMERO INDIANO, NE VALE LA PENA, -HALLO, ….ARE YOU MARINA?!-, ERA UN BROKER, DOMANI MI ASPETTERA' BIONDA ED EUROPEA-; i ricchi sono ricchissimi, i poveri sono poverissimi, i ricchi sanno dei poveri, i poveri sanno che dei ricchi, ma tutto sembra normale, quindi o le loro divinità sono così brave a inculcare la pace dei sensi che si dovrebbero ribellare oppure la roba che masticano, sputano e altri riprendono da terra ha degli effetti miracolosi che uno non ci pensa a certe cose; i tassisti -si ce l'ho con loro- non solo suonano -do on- come pazzi, ma vanno pure con gli abbaglianti accesi, spiegazioni: o è il solito eccesso indiano, o lo fanno alcuni per compensare quelli che vanno senza luci, o come al solito non c'è niente da capire, siamo a Mumbai. Ultima cosa, oggi ho capito pure che significa avere un capo in ufficio. Era pronto il mio piano diabolico per trasferirmi da questo lusso di merda residenziale in altro lusso ma giovane in attesa di un appartamento in un hotel di Bandra, poi il capo mi manda un sms, mi dice che ha preso un pass per un recital di musica classica, -wow, non sto nella pelle, sono venuto in India, proprio per questo, wow, che emozione, subito, non pensavo già di trovarne uno i primi giorni-, quindi, grazie, ci sarò, mi passa a prendere al solito piano, goodbye piano, welcome Mozart (oddio speriamo Mozart, almeno, o esistono recital di musica classica indiana, I worry it) spero in domani per la casa.