mercoledì 4 novembre 2009
SOTTO LO ZAINO LA CAPRA CIUCCIA (ovvero quella volta che per avere la connessione ad Internet mi son fatto leccare lo zaino da una capra)
Guarito, ma non troppo. Allora, fatemi ricapitolare che ho perso il tempo. Allora Lunedì alle 18, m'accorgo di avere la febbre, quella notte quasi mi sento morire, Martedì mattino mi sveglio e vado nella mia nuova casa, ecco, allora addesso è Mercoledì e sono le 16, tre quattro ore fa sono uscito di casa. Quindi, ventiquattrore di riposo totale. Eppure riposo di che?! Non son riuscito a pensare, scrivere, fare. Dormivo, sudavo, stanotte deliravo. Ma stamattina la febbre non c'era più, così mi sono potuto sistemare, il tempo di scoprire che dei minuscoli insettini -innocui, ma tanti- stanno praticamente dappertutto, dentro le mentos, dentro i cereali, dallo zaino esce un specie di millepiedi, dalla valigia una specie di scarafaggio. Credo di dovermi abituare, spero sia una cosa normale, e di non essere capitato in uno squallido posto. Ma no, dai, ho il mio letto a baldacchino indiano, l'armadio, il frigo (che scopro usa anche la signora, che quindi entra nella mia zona, ma va bene pure questo), il bagno per me (che scopro usa anche la signora, se l'altro è occupato, ma va bene pure questo). Ieri anche con la febbre, esco nel mercato per comprarmi qualcosa da mangiare, ovviamente non trovo nulla che la frutta (banane, mele, arance, tipo tre banane fanno dieci rupie, che sarebbero quindici centesimi). Vado avanti a frutta e cereali (fin quando non scopro la colonia degli insettini). Per la sera, dopo che la signora insiste a prepararmi da mangiare, io mi giustifico dicendo che ancora non ero entrato nell'alimentazione indiana, e perché entrarci mentre sto male, conosco l'altro inquilino -Amid- un simpatico ragazzo indiano che ci pensa prontamente lui con molto savoir-faire a convincermi a mangiare qualcosa per poter prendere gli antibiotici. Ecco ho ceduto. Questi giorni, mai avevo provato la loro cucina. Proprio adesso. Così si passa la febbre, arriva la diarrea, magari. Ecco, la signora parte. Dopo poco, torna con mani infarinate, una specie di mattarello sottile da una parte, un cucchiaio con un assaggio nell'altra. Qua fanno così, non è questione di poca igiene, è proprio così. Che fare, tanto ci devo stare tre mesi, prima o poi. Ecco, provo la sbobba, sperando non l'avesse provata anche lei. Mi stupisco è buona. Però cazzo, è piccante, ed io avevo per fortuna detto NO SPICE, quindi figuriamoci i loro canoni. Do il mio nullaosta ai preparativi. Poco dopo, torna con una improbabile ciotola, cucchiaio di coccio gigante, sbobba di riso, collante giallo e colori verdi dentro, nell'altra mano una piccola piadina di farina integrale, tipo. Matteo, ti tocca. Mentre comincio ecco che mi chiama Simona, con suo tempismo perfetto -non so come cazzo fa, ma è magica- precisa perché con qualcuno dovevo condividere quel momento. Io malato da un giorno, impaurito, denutrito, sudato, pallido, con in mano della sbobba indian kitchen in utensili indian style lavati con indian care. Condivido l'emozione di quel pasto, che bello. Ma che buono pure, alla fine. Non è venuta poi neanche troppa diarrea a seguito. Dovrò capire i prossimi giorni, cosa mangiare, se mangiare, dove cucinarlo, come, visto che provviste non ne posso tenere a quanto pare, solo bevande (che poi riposano in un frigorifero dove comunque quegli insettini resistono pure al freddo). Ora sono seduto in un Cafè a Bandra, aspetto le cinque, devo andare a Khar East, ci sono appena stato per prendere la connessione internet wireless Tata, ma m'hanno detto di ritornare alle cinque. Incredibile, come debba andare in una zona così degradata per prendere diciamo qualcosa di evoluto per i loro standard. Anche qui la contraddizione. L'unico posto dove prenderla in questa zona -ricca- comunque, dove convivono star di Bollywood, nuovi borghesi e soliti poveracci, il Tata Indicom Shop si trovi in un groviglio di strade piene di buche, immondizia ai margini, marciume e capre. Si capre. Cazzo, sto pensando di tagliare un brandello del mio zaino (per ora l'ho solo lavicchiato con dell'Amuchina). Praticamente facevo la fila per l'ennesima bottiglia di LEMON-COCA-SPRITE (25RS-0,38EUR), un premuroso Indiano mi bussa sulla spalla, mi giro, lui indica poco più giù della cinta mia, ed ecco questa puttana di una capra (che tanto mica è sacra) a ciucciarmi lo zaino (sapete quei pezzi che ciondolano per regolare le spalliere), per fortuna me la scansa lui, corro a prendere il primo taxi per fuggire da quel marciume di posto, scappo ma tanto ci devo tornare. Si, ci devo tornare. Il posto marcio dove le capre ti ciucciano lo zaino (e penso pure che per la capra sia stata una bella ciucciata pensando alla sua dieta quotidiana di immondizia, che poi immondizia di seconda mano, perché la prima immondizia se la beccano i più poveri -gli umani-, poi tocca alle capre, quindi del buon cotone credo sia stata una bella esperienza), il posto marcio dove le capre ti ciucciano lo zaino è pure quello che mi darà la connessione, dove, come e quando voglio col mondo che mi manca. Davvero, c'ho bisogno la sera di staccarmi da questo inferno.
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