lunedì 11 gennaio 2010

VEDI (ovvero non vedo l'ora)

Sono giorni che son tornato dal viaggio che forse m'ha reso un po' più grande. Non credevo di scoprirmi viaggiatore, ma lo zaino a pesare sulle spalle e le mutande a lavare nel lavandino hanno rivelato un altro me. Sono giorni -pure- che provo a scrivere per distrarmi dalla cosa che m'ha fatto capire che grande non lo sono affatto. Adesso ci provo per davvero. Potrei provare a raccontarne cento d'avventure, tutte da ridere e pure da piangere. Dal mio arrivo in paradiso come l'unico diavolo d'occidente (vedi Kerala God Own Country) a Sohnida sciacquata e risciacquata in riva al fiume (vedi sogno da bambino), dalla diarrea nella latrina dell'orto nell'unica città fredda nel raggio di diecimila kilometri (vedi Munnar) allo sciopero degli operai comunisti protestando senza senso in Malayalam insieme a loro (vedi solo la falce, senza martello), dalla ragazza francese abbandonata a metà strada perche c'ha provato con me con la scusa di un bagarozzo (vedi crocoge) alla ragazza tedesca tanto carina perché praticamente uguale a Marzia Fares (vedi non posso andare con Marzia Fares), dalla sottana che mi sventolava tra le gambe (vedi Lungi) ai sorrisi degli uomini, le gote rosse delle donne e quella bambina che tirava il sari della mamma indicando me (vedi ricordo più bello), dalla birra servita dentro la caraffa del thé (vedi proibizionismo del Kerala) al WaterMelon Juice -assaggiato a colazione da una ragazza inglese- corretto vodka (vedi sesso-droga-rockandroll di Goa), dalla canoa che lenta penetra la giungla di cocco (vedi Backwaters di Allepey) alla bicicletta che a fatica risale massi rotondi buttati sulla terra come dadi (vedi Hampi), dalle samosa, banane fritte e frittellette mangiate per la strada (vedi cose che la Asl non potrebbe nemmeno immaginare) alla pasta all'uovo fatta a mano di un ristorante con quattro tavoli e dieci sedie di un Indiano di Hampi mai stato in Italia (vedi Simone Panettoni 1 – Lonely Planet 0), dalle gengive rovinate di rosso Pan dei tassisti poveracci come li ho trattati (vedi non sanno una parola d'Inglese) ai sorrisi che vengono a morderti un pezzo di cuore dei bambini di un villaggio (vedi è bastata una penna per la scuola ciascuno). Potrei provare a prenderne una qualsiasi -di emozione- e raccontarla per bene. Ma mi viene solo in mente l'ultima notte, passata sul pavimento del corridoio del bus per Bombay, a vomitare e vomitare quello che speravo fosse un Lassi andato a male invece ero io che non riuscivo a crederci (vedi amico mio di resistere, dormi un altro poco che ti rimettono apposto, fai come Bombay, dove tutto è in equilibrio sopra la follia di sopravvivere con niente in mezzo a tutto, resta pure tu in equilibrio sopra la voglia di dire -non è successo niente, ricostruiremo tutto-).

1 commento:

apomaio ha detto...

mi manchi fratello
ti stimo tantissimo e come già ti ho detto mi è difficile trovare scrittori che riesco a leggere con leggerezza e spensieratezza, ma non senza passione, come capita con te.
Ti voglio bene matte' e non vedo l'ora che se ne passa sto mesetto a zonzo per l'italia socì da poterti rivedere!
Vuona strada!

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