mercoledì 18 novembre 2009

BOMBAY DA MANGIARE (ovvero quella volta che feci colazione su una bicicletta e il ruttino della sera fece eco dall'alto di un grattacielo)

Non scrivo perché mangio. Più del tempo che perdo a correre dietro al bus (praticamente non c'hanno un orario fisso, io so che posso prendere una manciata di numeri, quello che passa-passa, ma quando passa, passa col numero hindi sulla facciata, il numero arabo lo trovi solo sulla fiancata, all'ultima porta, così ti ritrovi a ricorrerlo sempre troppo tardi, quando capisci il numero già è ripartito, ti tocca stringere la cartella, buttarti nel buco e prenderti il rinculo), più del tempo che perdo per correre dietro alla lingua (continuo a fare molta fatica, sono pigro, non mi applico, cazzarola, non mi applico), sto perdendo ogni legame con la cara vecchia cucina mediterranea. E del tempo di scrivere, preferisco mangiare. Tanto non riuscirei mai a passarvi quello che vedo, sento, provo. Sto scoprendo anche la Bombay da bere (ieri sera son salito sul palco durante il concerto di una band Hindi Rock, dove Indie non c'entra niente -e quella H non è aspirata, anzi l'influenza Indiana si sentiva benissimo- nel locale di punta BlueFrog), ma alla Bombay da bere, preferisco la Bombay da mangiare. Anche perché a bere, non ci riesco a reggere i ritmi di una generazione perduta, costretta a correre dietro a un progresso monco che fugge e li lascia indietro ingenui e malinconici. A Bombay si mangia in ogni angolo. Potresti riuscire a trovare tante occasioni da mangiare quanti taxi. Ora, i taxi -a cui dedicherò prima o poi un cattivo e crudele commento- sono tutti uguali fuori ma ognuno ti riserva la sorpresa sua dentro che può andare dalla moquette anni settanta -e ti va bene- alla piccola colonia di esperimenti batteriologici -e ti potrebbe andare ancora peggio-, mentre i ristoranti-café-club-garage-bancarelle-officine-biciclette-banchetti-treppiedi-tappeti-lenzuoli-marciapiedi sono tutti diversi fuori ma nessuno c'ha sorprese riservate: puoi andare dappertutto e mangiare qualsiasi cosa. Certo, premetto che forse io sto forzando un po', un poco scellerato, un poco galvanizzato, ma sono ormai un BombayStreetFoodAddicted. Alla faccia dei benpensanti che non si fermerebbero a comprare una Samosa dal portapacchi di una bicicletta (frittella triangolare ripiena di patate e erbe, categoria: snack, voto: 7+, prezzo: 6/-RS) [1EUR=69RS], un Tandoori Chicken ordinato take-away che arriva incartato col foglio di giornale (pollo al forno ricoperto da uno strato di spezie rossastre piccante medio, categoria: pasto, voto: 7, prezzo: 200/-RS), un Dalhi buttato sfuso dentro una bustina di plastica da pesciolino rosso della fiera di paese (poltiglia liquida di gradazioni colori caldi fatta di pomodori, lenticchie e spezie da mescolare a piacere con del Riso -magari Biryani-, categoria: condimento, voto: 7, prezzo: 60RS), un Chopatti/Roti/Naan presi direttamente con le mani loro e da usare con le mani tue a posto delle forchette (pane non lievitato di diversi tipi ma sempre deliziosamente sfogliato a mano, tipo piadina, categoria: pane -e posate-, voto: 9, prezzo: 13/18/20/-RS), Cipolle e Limonetti te li danno con i condimenti sempre da mangiare nell'attesa (cipolla fresca tagliata con limonetti da condimento, categoria: stuzzichino, voto: 8, prezzo: free), Chicken Kebab di tutti i tipi di tutti i nomi che ogni volta è una tombola dove si vince sempre (bocconcini di pollo tenerissimi cotti in diversi controfiocchi, categoria: pasto, voto: 8, prezzo: 200RS), Paneer galleggiante in sbobba verdastra o rossastra a seconda della gradazione spice -e non vi fate ingannare dalla tradizionale segnaletica stradale- (letteralmente “formaggio”, immerso in della salsa dentro pentolame approssimativo, categoria: pasto, voto: 8, prezzo: 150RS), Chai sbollentato in pentole incrostate, setacciato in fazzoletti lerci, travasato in bicchieri sciacquati alla meglio in bettole di garage (vero must a Bombay, misto di the e latte, cremoso, marroncino, in diverse tipologie, amazing, categoria: bevanda calda, voto: 9, prezzo: 4RS), Lassi in bicchiere di vetro comunitario con cannuccia smanettata da tutti e sette i camerieri che ti servono (bevanda a base di latte e spezie rinfrescante, categoria: dessert, voto: 9+, prezzo: 20RS). Potrei continuare all'infinito. I prezzi sono approssimativamente la media tra i posti benpensanti che stanno appesi all'ultimo piano dell'unico grattacielo per chilometro quadrato di ferro e vetro e i posti malviventi che stanno buttati tra un vacca e uno storpio. La differenza di prezzo può essere enorme, quella di gusto non è detto. Il trucco è concedersi tutto. Perché puoi correre a casa veloce dall'ufficio e prenderti due Samosa al volo dallo squallido Raje che te la prende con le mani, ti apre il pane con le mani e te lo unge nella salsa con le mani (20RS, 2pz) oppure puoi metterti carino e sentirti un maraja da Shisha -un paradiso di stile arabo venti metri di ferro e vetro sopra l'inferno- dove in sette ti servono -e senza mani- le cose più buone che ho mangiato finora, di Chicken, Paneer e Moghul, e fumare digerendo l'Arghirè, dimenticando i venti metri sotto di te. Ho provato -e continuerò- l'uno e l'altro, perché rispecchia l'Incredibile!ndia®. Come tutto è simmetricamente incredibile, quando tutto è clamorosamente opposto, dove tutto il contrasto regna incontrastato. E per non pensarci troppo, e per non riderci, e per non piangerci, per adesso, mangio.

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