mercoledì 4 novembre 2009

“NO, STO BENE, E' SOLO L'ARIA CONDIZIONATA” (ovvero quella volta che mamma mi chiama in pieno delirio da febbre a quaranta)

Primi giorni di lavoro saltati. Stamattina mi chiama Adriano per sincerarsi di come sto. Come sto?! Sto una merda. Era già tutto di ieri che febbricitavo, un attimo prima del Recital di Musica Classica (che te lo dico a fare che palle, che palle, che palle, organizzato dall'Ambasciata Svedese, tutti vecchi, solo una ragazza degna della nazionalistica fama femminile), mi misuro la febbre (wow, mamma m'ha comprato il Pic automatico per bambini, è una genialata) e c'ho trentotto. Non c'è tempo per inventarsi che sto male, ecco è arrivato, vado. Oltre alla noia, la cosa che m'ha ucciso è stata l'aria condizionata, qua mica si rendono conto, dopo il frebbricitare della giornata (dovuto all'aria condizionata di vari uffici e posti, mi sparano ancora ghiaccio addosso al mio fisicuccio. Finito lo spettacolo, stavo in condizioni pietose, eppure ho continuato la serata. Adriano mi porta in un club esclusivo, cioè una specie di Tennis Club per occidentali o indiani residenti all'estero, una sorta di massoneria credo (anzi lui me l'ha confermato), sulla baia, grande piscina interna ed esterna, club, bar, ristorante, ed è qui che incontro gli occidentali che non vedo mai di giorno. Mangio a mala pena la pizza. Comincio a pensare, adesso mi prendo un'Aspirina e domani passa tutto vado al lavoro. Comincio pure a pensare, che VOLPE com'è la mamma, dentro la valigia c'avessi tutto l'occorente per malattie spongiformi, guasti irreparabili all'apparato muscolo scheletrico, persino sieri per morsi di scimmie impazzite velenose (cioè roba che esiste il siero e non la scimmia velenosa). Infatti mi viene in mente l'avversione della mamma, verso l'Aspirina, ma perché essendo io allergico al Paracetamolo, allora dell'Aspirina (pur non contenendone) ne ho viste poche in vita mia. Adriano mi porta a casa sua a cercare st'Aspirina, casa da Manhattan Upper East Side, incredibile, ogni giorno mi stupisco di certe contraddizioni, è un appartamento davvero alla Grande Mela, con grattacieli intorno che manco io di giorno m'ero accorto ci fossero (magari la pietà m'ha trattenuto lo sguardo alle fondamenta). Non c'è l'ha. Torno all'hotel a piedi. E' molto vicino, ma fatico a camminare e a parlare al telefono con Simona (attenzione lei mi sarà d'aiuto). In hotel le provo tutte dal front-office a due fotografi americani, ma niente non c'hanno niente per fever-flou-headache. Non ce la faccio più, mi sento la febbre impazzire, scendo in strada, dico al portantino dell'albero di tradurmi in hindi al taxista di portarmi da una farmacia aperta, c'è. Andiamo, entro, ovviamente non mi aspettavo le nostre, ma comunque l'India è un grande e buono produttore di medicinali, soprattutto generici. Trovo il surrogato dell'aspirina, si chiama Lemonade. Leggo la composizione. Accidenti c'è il paracetamolo. Qui entra in gioco Simona. La chiamo, lei c'è, c'è sempre, fantastico. Traducimi ASPIRINA, fai search su google ASPIRINA INDIA. Lei fa di più mi trova il principio attivo dell'aspirina, un certo ACIDO CITROSACCIONAMADONNA. Ma gli Indian Chemists, niente. Allora sai che fate, farmacisti del cazzo, che Ganesh calpesti con la sua zampina delicata, PUT ON THE DESK ALL BAYER PHARMS. Così eseguono. Questo no, questo no, questo no, poi esce fuori un CITROZINE HYDROSACCIONAMADONNA, dai la traduzione era approssimativamente quella, SACCIONAMADONNA era uguale, ne prendo una, anzi me ne faccio dare due. Il taxi mi riporta in albergo in stato pietoso, contento di aver trovato l'aspirina, estasiato -quello sempre- da una lontana ma vicina Simona, il tempo di buttarmi sul letto e rendermi conto che tutta la pantomina non è servita a nulla. Cosa può l'Aspirina o il saccinamadonna Indiano contro 39.7 C°. Nulla. Fatto sta che mi calo giù due pasticchette di saccionamadonna, una trentina di gocce di Novalgina, ma niente, puri stadi d'alterazione mentale, ebolizzione corporea e paura. Stavo male come poche altre volte in vita mia (infatti da qui la lezione per il futuro di non fare più la vittima per ogni piccolo dolore), stavo solo, alone, alone, alone, a Mumbai. Mi prometto di chiamare l'ospedale ad ogni mezz'ora, non ci riesco mai, cazzo, dovrà abbassarsi. Niente. Prima di lasciarmi andare al delirio notturno, mi premuro di mandare un sms alla fida Simona, mentendo, per non farla preoccupare (ovviamente vengo scoperto). Arriva il delirio notturno, arriva la chiamata di casa, e lì il genio che c'è in me s'è staccato da quel corpo morente e si intrattenuto in brevi e false parole -Sto bene, mi manca solo un po' la voce con l'aria condizionata, etc...etc...-. La notte poi continua di capovolta in capovolta, di sudata in sudata, di follia in follia. Riesco forse a dormire un'oretta verso le ultime ore della notte. Sono ormai le sei, non importa quanta febbre, devo fare la valigia e andare dall'altra parte della città nella nuova e definitiva sistemazione. Trentotto e mezzo. Ma si va, devo andare. Non vi dico, prendersi la polvere del traffico di Mumbai in quelle condizioni viola la carta dei diritti dell'uomo. Arrivo, forse ho fatto la scelta sbagliata, forse era meglio la camera più costosa, ma questa non è male, dai, è più Indian Style. Pago, e tutto, pronuncio poche parole, poi dico a tutti che devo riposare che mi sento male. Mi lascio andare alla paura, si un po' m'è venuta, e dormo.

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