io rozzamente traccio lo sviluppo del film, si divertono, io scopro il titolo, ma già me lo dimentico. Squilla un altro telefono, quello di quella con la A, si crea allarme, io dico -mama- vado per stare zitto, anzi peggio, stavolta devo stare immobile, non è la mama, ma il boyfriend (ah, ecco finalmente qualcosa che in India va per il verso giusto ed è spiegabile, la ragazza figa c'ha il fidanzato), particolarmente mad and possessive, e zitto, anzi immobile, un altra volta. Poco dopo dico addio alla ragazza di nome A, per me rimarrà A. Insistono per portarmi dove voglio. Alla stazione. Alla stazione?! -Are you crazy?!- Yes, I'm crazy. Praticamente loro non l'hanno mai preso in vita loro a Mumbai (ah, ecco spiegato perché la Toyota con i sedili in pelle e l'aria condizionata), ma io che lo prendo, mi ci portano. Cioè non proprio, devo farmi un altro pezzo a piedi. Bho, magari non gli son piaciuto, da quando le ho detto che prendevo il treno, prima erano state più disponibili, eh, magari con il treno mi son giocato il salto della casta. Bell'oretta, comunque, il tempo anche qui di scoprire che non erano solo i pazzi tassisti ma pure le figlie sfacciate del capitalismo di facciata a fare le pazze con la macchina e con il clacson (il do-on, scopro), mi congedo strappandogli la confessione che volevo e che mezza città desidera “there is the rich and there is the poor”, niente di nuovo per me, ma il modo in cui me lo sbattono in faccia lasciandomi nella stazione della “bad area” mi lascia quell'amara consapevolezza che tutti hanno e che dovrò accettare. Oltre ad aver accettato le caramelle dalle sconosciute, oggi è stata una grande giornata, la prima dopo lo shock (che comunque non c'è stato visto che già ieri m'ero subito buttato sul treno -che esperienza saltare prima che si fermi proprio come loro-). Iniziata la ricerca di una casa, poi m'accorgo che è domenica, e tutti mi danno appuntamento per domani, speriamo. Le cose ho imparato oggi: Bandra è il quartiere che corre più veloce e più a occidente di tutti, non ha caso qui vivono le stelle di Bollywood e i giovani escono, addirittura ho letto di locali dove vestiti tradizionali sono vietati; i “pulitori di orecchia” esistono e c'hanno il ferretto e c'hanno il cotone sulla cintola e c'hanno pure i clienti, pagherò per il servizio -fotografico, però-; l'omosessualità c'è, anzi l'ho notata anche molto più spiccata che da noi, un pomeriggio a Bandra, migliaia di persone, sei coppie di ragazzi che mi si dichiaravano con tanto di mano intrecciata. dichiaratamente gay con mano; il cinema di Bollywood è così importante nella loro vita e cultura -ormai- che al semplice attacchino, che regala alla strada l'ennesima pantomima di tre ore frantuma coglioni di musica, balli e amore da fotoromanzi, il caos si ferma, ai “do-on” non si pensa più, le bancarelle fermano di schiacciare quelle cazzo di canne di bambù puzzolenti e tutti i musi indiani all'insù (l'attacchino dovrà essere un mestiere molto ambito, diciamo paragonabile al classico maestro di sci, presumo, mi informerò) -INTERROMPO LA SCRITTURA PER LA CHIAMATA SUL NUMERO INDIANO, NE VALE LA PENA, -HALLO, ….ARE YOU MARINA?!-, ERA UN BROKER, DOMANI MI ASPETTERA' BIONDA ED EUROPEA-; i ricchi sono ricchissimi, i poveri sono poverissimi, i ricchi sanno dei poveri, i poveri sanno che dei ricchi, ma tutto sembra normale, quindi o le loro divinità sono così brave a inculcare la pace dei sensi che si dovrebbero ribellare oppure la roba che masticano, sputano e altri riprendono da terra ha degli effetti miracolosi che uno non ci pensa a certe cose; i tassisti -si ce l'ho con loro- non solo suonano -do on- come pazzi, ma vanno pure con gli abbaglianti accesi, spiegazioni: o è il solito eccesso indiano, o lo fanno alcuni per compensare quelli che vanno senza luci, o come al solito non c'è niente da capire, siamo a Mumbai. Ultima cosa, oggi ho capito pure che significa avere un capo in ufficio. Era pronto il mio piano diabolico per trasferirmi da questo lusso di merda residenziale in altro lusso ma giovane in attesa di un appartamento in un hotel di Bandra, poi il capo mi manda un sms, mi dice che ha preso un pass per un recital di musica classica, -wow, non sto nella pelle, sono venuto in India, proprio per questo, wow, che emozione, subito, non pensavo già di trovarne uno i primi giorni-, quindi, grazie, ci sarò, mi passa a prendere al solito piano, goodbye piano, welcome Mozart (oddio speriamo Mozart, almeno, o esistono recital di musica classica indiana, I worry it) spero in domani per la casa.
domenica 1 novembre 2009
MAMMA HO PRESO LE CARAMELLE DAGLI SCONOSCIUTI (ovvero quella volta che sono salito su una macchina abbordato da tre ragazze)
Premetto che capitano tutte a me, pure in India. Ma era prevedibile, qui tutto è incredibile e inspiegabile, figuriamoci se non cadevo e cadrò ogni giorno in qualche strana avventura io che sono un po' ingenuo, un po' incosciente. Premetto pure che incontrare una Toyota Corolla a Mumbai, è come chiedere a quelli che ti puliscono le orecchie per strada di sterilizzarti il ferretto minaccioso. Fermato da una Toyota Corolla, interni in pelle ed aria condizionata a Mumbai, io. Si, è vero. Dentro tre ragazze, ventenni. Da dietro mi avevano scambiato per un indiano -dicono loro, io lo ammetto, ma non ci credo-. Fatto sta, che quella con la S, che guida, viene in Italia tutti gli anni -”my father company” (ah, ecco perché la Toyota), lo scopro perché converte incredibilmente all'istante in Euro tutte le Rupie che mi vengono chieste al telefono mentre continuo a chiamare -seduto sulla pelle con l'aria condizionata- improbabili numeri di impronunciabili broker per impalpabili appuntamenti di immaginari appartamenti (che Ganesh sia con me nella ricerca di questi giorni). Ah, dimenticavo, come son finito dentro la Toyota con le figlie -sfacciate- del capitalismo -di facciata- indiano?! Esaurita dopo poco la -fasulla- richiesta di informazioni stradali, mi danno un paio di numeri per pg and accomodation, poi mi invitano a salire per un non precisato motivo, oppure l'hanno detto e io l'ho scambiato per un -vieni a farti un giro-. E' così che mi portano nel loro quartiere diciamo -chic- (per i loro canoni), comunque ricco, passando prima per quello più povero, ovviamente, come ogni cosa in India ci deve essere il doppio eccesso, everytime, everywhere. Quando già pregustavo di salire nel sfarzoso appartamento del father che c'ha la company, ecco che mi rendo conto che resterà un giro in macchina e un paio di numeri di telefono. Quella volta però, mi son fatto pure una chiacchierata con quella con la V che stava seduta dietro,, che però m'ha fatto segno di stare assolutamente zitto quando le squilla il telefono, eseguo, era la mamma, ha mentito credo, cioè almeno ho capito -mamma- e -adesso torno-, perché l'hindi dei più giovani è contaminato da una bollywoodiana influenza che lo rende a sporco a macchie d'inglese. Scopro che fanno l'università privata (ah, ecco perché la Toyota con i sedili in pelle). Ricominciamo a chiacchierare, ora ci stanno pure quella con la S -che guida- e quella con la A -la più bella, cioè era proprio figa-. Scopro qualche locare per la sera, da un Poison ad un Blue Frog, vedremo. Scopro il nome del film che tanto m'era piaciuto in aereo, in uno spassoso siparietto alla Indovina chi? dove
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