domenica 1 novembre 2009
MUMBAI ANNO ZERO (ovvero quella volta che ho pensato adesso come faccio a starci tre mesi)
Che me l'aspettavo, me l'aspettavo. Ma così tanto no. Così tanto no. Non ci stanno formule o parole che mi possano fare sentire a mio agio credendo così di essere riuscito a passare l'idea, l'idea non la passerò mai, neanche la foto, neanche il video, perché poi mancherebbe la puzza, o comunque il caldo. E non posso neanche dire -bisogna vedere per credere- perché non lo auguro a tutti. Non dico a nessuno, perché la giornata di oggi è stata eccezionale, ma non tutti sono capaci. Io mi son scoperto forte, che ero incosciente lo sapevo, ne ho avuto dimostrazione, ma oggi ho capito di essere pure forte. Altrimenti mi sarei rinchiuso nel mio hotel di lusso dove c'è sempre un povero ragazzo chiuso nell'ascensore ad aspettare i clienti. Ma io prima dell'hotel son dovuto passare per un pezzo d'inferno. E proprio come mi immagino l'inferno, che allo stesso tempo ti strazia e ti tenta. Io son caduto in tentazione non curandomene degli effetti. Adesso a tarda sera li sento. Però ho fatto bene a tuffarmi in mezzo a loro. Premessa. IO ERO L'UNICO. Scarpetta bianca da trekking urbano, jeans , camicia, occhiale da sole. Occhiale da sole?! Ero l'unico pure io, pure in quello. Quindi non so, magari i telegiornali locali avranno parlato di me. Non ci sono stati né turisti, né business man occidentali in questo sabato 31 Ottobre -ed io fidatevi ho girato tutte le zone centrali (sottolineo centrali). Così io non è che spiccavo, specchiavo, specchiavo l'altra parte del mondo, come un pezzo di vetro buttato da quest'altra metà della sfera a farle vedere cosa si sta perdendo (o vincendo). La parola che manca dappertutto, non è igene, regole e comportamento (ovvio che quelle non si sa manco dove cercarle) ma è privacy. La parola magica, ma dopo l'esperimento di magia, nel senso che è sparita è privacy. Ma non perché gli indiani siano dei simpatici impiccioni, ma perché vedi gente -che bisognerebbe chiamare con un altro nome perché umani come noi allora siamo dei mostri noi- dorme, vive, mangia, allatta, ride, ama, piange, mendica, truffa, sogna e prega, per strada. Poi magari io la sto facendo tragica, e non ho ancora visto le vere baraccopoli. Ma già mi son fatto l'idea sull'andazzo generale. Certo di gente oggi ne ho vista tanta, e non tutti stavano mezzi nudi e mezzi neri lunghi per strada. La maggioranza vive, normalmente. Certo, poi noi che pure viviamo è normale saltare dal treno in movimento che tanto è tutto aperto, cacciarsi caccole, scarpe, calzini, scorregge e sputi per strada, prendere panini, acquaticci, tisane e verdure da ciotole improvvisate ai bordi delle strade, passare sotto impalcature di legno e di bambù che crescono in alto fin su con sopra appiccati altra gente che lavora normalmente. Starei qui a tentare ore di raccontarvi gli sconforti, i tonfi al cuore e le lacrime che mi son passate. Un fattore pure poi m'è parso significativo, che qua pure i cani randagi qua stanno peggio di quello che dovrebbe essere. Li vedi abbandonati, sembrano morti, dormenti dappertutto, piegati ed interrompono la corsa ad un treno, la fila alla bancarella o l'improvvisato spettacolo teatrale di tre disgraziati dieci anni, sommando. Ma, ripeto, magari è normale. Così adesso che sto scrivendo l'aria condizionata, scrivo, bevo birra, la televisione gira, le lenzuola sono bianche (oddio ocra), sentite persone care al telefono, addosso profumo, c'ho pure voglia di fare l'amore, così adesso ci ripenso un'altra volta a come farò a starci tre mesi. Ma siccome so che ce la farò. Allora, ho già smesso di pensarci e provare a viverlo quest'inferno. Cercherò di rendermi plausibile qualsiasi cosa, anche se i taxi impazziati e sono luridi e sono vecchi e sono pericolosi e sono indispensabili non si per quale cazzo di motivo suonino il clacson ad ogni istante, ogni, ogni, un paese di queste potenzialità che non ha fretta lui di abbandorarsi a certo schivo devo essere riempito di questi scarafaggi con i bordi gialli che fracassano l'aria e l'anima di una Mumbai che -abbandonata, straziata e puzzosa- si meriterebbe molto peggio di questo caos di gas e decibel.
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