martedì 22 dicembre 2009
COLLEZIONE KERALA ESTATE-ESTATE 2010 (ovvero quella volta che mi sono accorto di essere l`unico occidentale con la gonna)
I sorrisi e gli sguardi che sto collezionando in questi giorni, non li dimentichero` mai. Sono forse l`emozione piu` forte di questa India. Le donne che si portano la mano al viso arrossendo, gli uomini che se la ridono tra di loro -portandomi in giro sicuramente-, ma soprattutto i bambini che tirano il sari della mamma per farle portare l`attenzione su di me...che passo in mezzo a loro e si aprono a mo` di Mar Rosso, manco fossi una Malena nella piazza di Castelcuto`. Il tutto perche` sono l`unico che lo indossa, tra gli occidentali. Ma occidentali di tutto il Kerala, unitevi, mettetevi la sottana, e` un altro mondo. Fate come me, non tradite le vostre origini, ma accogliete la loro cultura. Mettete il Lungi sopra le Converse.
lunedì 21 dicembre 2009
GOD`S OWN CONTRY (ovvero come uscire dall`inferno di Bombay e ritrovarsi nel paradiso del Kerala)
Travaso di emozioni. Quindi non riusciro` a scrivere. Diro` solo che questo e` il paradiso. Io poi son finito nella zona dove nessun santo occidentale s`e` visto in giro. Ho fatto il bagno nel fiume, guidato una canoa, lavato l-elefante, scivolato sulle rocce tra la merda di elefante, indossato il Lunghi e lo continuo a portare tutti i giorni (una sorta di gonna per maschi), disteso con Lunghi ad aspettare il tramonto sul fiume, viaggiato per ore in autobus impazziti sulle buche disseminate, sfogato la diarrea in improbabile latrine nell-orto, etc..., e sono solo al terzo giorno. Una sola foto, mi concedo al grande pubblico, ...ma solo perche` e` praticamente uguale a come la disegnavo da bambino.
mercoledì 9 dicembre 2009
DIO LI FA, POI LI ASCOLTA (ovvero quella volta che farsi tutte le religioni dei popoli in un giorno è stato meglio dell'oppio)
Ora, credo una Bombay citata in giudizio per malessere sociale ed ambientale si possa seriamente trovare addirittura più in difficoltà di Hitler e compagnia brutta al processo di Norimberga. Ma se proprio vogliamo trovare un'attenuante a questa città genocidio di ogni razionalità, questa è la religione. E non è certo quella hindu, cioè non solo quella. Per quella, aspetto Varanasi, per il bagno -figurato nel Ganga- di spiritualità. Ho girato affatto il mondo, ma credo che Bombay sia assolutamente unica come città in quanto patria della più suggestiva, surrealistica e rispettosa commistione tra tre delle sorelle gemelle separate alla nascita più famose della storia. Tra tutte le sorelle, che ne sono tante, -ognuna per spiegarsi, darsi una ragione e non dannarsi, perché siamo al mondo e dovremo restarci- Induista, Cristiana e Mussulmana si ritrovano a Bombay attaccate allo stesso ramo dello stesso albero genealogico. E sembra assurdo come poi nel mondo le cose vadano o siano andate da tutta altra parte. Uno se ne accorge vagamente subito che ti puoi ritrovare ad attraversare la strada intitolata ad un Parsi, schivando un taxi guidato da un Sick incrociando in direzione opposta due occhi di fuoco vestiti di un Burka, e raggiungere Il marciapiede infestato da Vacche che stanno tutti ad accarezzare bloccando il traffico ai piedi di una Cattedrale. Ora, facile, concludere, città grande, caotica, diversa, ognuno porta il suo Cristo, si fa presto a creare un miscuglio di credenze. Ma dovreste vedere che sapore c'ha questo miscuglio. L'apertura, la cosa sconvolgente è l'apertura. Tanto che tu che hai sempre tifato per Cristiana, ti devi sentire in colpa. Va premesso che tutte e tre le sorelle gemelle maggiori hanno il gusto per il kitch, e cioè fiori, noci di cocco, bracciali, foglie, verdure, spezie, tinte e tinture (Induista ha passato tutto il guardaroba alle altre) da portare in offerta a chi si decide di credere. Per non parlare della cosa che si sono inventate di farci togliere a tutti le scarpe, per ogni Cristo, qualsiasi. Che poi quando entri dentro, e ti ritrovi il pavimento più lercio che fuori o passaggi che mettono a dura prova la tua fede di pellegrino a suon di sassi, pietre e pietruzze, non riesci a capirne il senso. Magari perché le scarpe sono impure. Ma questo significherebbe che le samosa e le cocacola vendute dalle bancarelle stanzianti all'ombra della proboscide di Ganesh non siano poi così fritte fritte fritte e multinazionale multinazionale multinazionale. Paradossi, che a cui ho smesso di fare caso. Così alla fine di questa giornata, mi rendo conto d'esser passato dal Mahalakshmi Temple, alla moschea Haji Ali, fino alla Mont Marie Church. Vi lascio solo immaginare l'escursione termica di emozioni, colori e profumi. Senza contare che avrò visto un milione di persone in un pomeriggio, entrato in contatto con un migliaio, scambiato fluidi come il sudore con un centinaio. Ecco spiegato il precedente eccitante spirito comun-denominatore. E poi come recitano le magliette Tantra -che qui vanno tanto di moda- “God is too big to fit into one religion”.
domenica 6 dicembre 2009
SMILE (ovvero quella volta che ho capito cosa raccontare da ora in avanti)
Appena prima di rientrare a casa eccolo un altro sorriso a farmi stare ancora meglio. Poco prima, sulla Pala Mala, un bus Tata s'era incastrato con un camion Tata, così che tra la folla di curiosi spunto io ad accorgermi di un bambino appiccicato con la faccia -quella che col vetro fa le smorfie- sul fondo del bus Tata, m'avvicino e mi regalo il sorriso mettendo la mano mia sopra la sua, a farle combaciare su di un vetro a lente di ingrandimento. Mi prendo pure il sorriso suo smorfiato e me ne vado senza manco controllare se il camion Tata si sia o no liberato del collega porta-persone. Poi l'altro sorriso prima di rientrare, me l'ha dato una bambina colorata su per le scale. Ancora non ho stimato quante persone vivano sul mio palazzo, forse più del mio paese in Italia, ma non importa, ogni sera ne incontri di nuovi e coi bambini son sorrisi, perché tu sei diverso. Magari sono io che mi immagino tutto, ma davvero fossi io uno di quei bambini e ritrovarmi in mezzo ai miei simili uno come me, bho, mi da l'impressione possa essere come vedere un supereroe, un razzismo al contrario, un diverso che la mente ti porta a volergli bene, e sorridergli. Quanti sorrisi, quanti spiccietti, quante fette di pane, ...ed io che son stato finora a parlare di me, di quello che mi manca, di quello che mangio, dei viaggi che farò. Che stupido, che sprecone, più che altro. Sono contento di non aver più scritto di tante altre cose fatte, di un viaggio pazzesco che farò, di Varanasi, del Trident con l'élite della finanza, di un matrimonio a cui mi sono imbucato dove tutti stavano più ubriachi delle tante scimmie che pure ho incontrato fino adesso. Non mi sono accorto di quanto poteva essere semplice fermarmi a raccontare i sorrisi che strappo e prendo e porto a casa della gente. Perché ad ogni angolo c'è quel poco che puoi fare, che non è mai abbastanza, che cominci a fare dappertutto i primi tempi, poi però t'accorgi di essere fuoriluogo, non può funzionare, non è una soluzione, neanche una mitigazione, devi smettere di farlo perché tanto non c'ha senso dare la rupia o il pezzo di pane, non c'ha senso, così decidi di andare avanti a sorrisi, e basta. E se sorride pure Bombay, allora c'è speranza per ogni tristezza.