mercoledì 9 dicembre 2009

DIO LI FA, POI LI ASCOLTA (ovvero quella volta che farsi tutte le religioni dei popoli in un giorno è stato meglio dell'oppio)

Ora, credo una Bombay citata in giudizio per malessere sociale ed ambientale si possa seriamente trovare addirittura più in difficoltà di Hitler e compagnia brutta al processo di Norimberga. Ma se proprio vogliamo trovare un'attenuante a questa città genocidio di ogni razionalità, questa è la religione. E non è certo quella hindu, cioè non solo quella. Per quella, aspetto Varanasi, per il bagno -figurato nel Ganga- di spiritualità. Ho girato affatto il mondo, ma credo che Bombay sia assolutamente unica come città in quanto patria della più suggestiva, surrealistica e rispettosa commistione tra tre delle sorelle gemelle separate alla nascita più famose della storia. Tra tutte le sorelle, che ne sono tante, -ognuna per spiegarsi, darsi una ragione e non dannarsi, perché siamo al mondo e dovremo restarci- Induista, Cristiana e Mussulmana si ritrovano a Bombay attaccate allo stesso ramo dello stesso albero genealogico. E sembra assurdo come poi nel mondo le cose vadano o siano andate da tutta altra parte. Uno se ne accorge vagamente subito che ti puoi ritrovare ad attraversare la strada intitolata ad un Parsi, schivando un taxi guidato da un Sick incrociando in direzione opposta due occhi di fuoco vestiti di un Burka, e raggiungere Il marciapiede infestato da Vacche che stanno tutti ad accarezzare bloccando il traffico ai piedi di una Cattedrale. Ora, facile, concludere, città grande, caotica, diversa, ognuno porta il suo Cristo, si fa presto a creare un miscuglio di credenze. Ma dovreste vedere che sapore c'ha questo miscuglio. L'apertura, la cosa sconvolgente è l'apertura. Tanto che tu che hai sempre tifato per Cristiana, ti devi sentire in colpa. Va premesso che tutte e tre le sorelle gemelle maggiori hanno il gusto per il kitch, e cioè fiori, noci di cocco, bracciali, foglie, verdure, spezie, tinte e tinture (Induista ha passato tutto il guardaroba alle altre) da portare in offerta a chi si decide di credere. Per non parlare della cosa che si sono inventate di farci togliere a tutti le scarpe, per ogni Cristo, qualsiasi. Che poi quando entri dentro, e ti ritrovi il pavimento più lercio che fuori o passaggi che mettono a dura prova la tua fede di pellegrino a suon di sassi, pietre e pietruzze, non riesci a capirne il senso. Magari perché le scarpe sono impure. Ma questo significherebbe che le samosa e le cocacola vendute dalle bancarelle stanzianti all'ombra della proboscide di Ganesh non siano poi così fritte fritte fritte e multinazionale multinazionale multinazionale. Paradossi, che a cui ho smesso di fare caso. Così alla fine di questa giornata, mi rendo conto d'esser passato dal Mahalakshmi Temple, alla moschea Haji Ali, fino alla Mont Marie Church. Vi lascio solo immaginare l'escursione termica di emozioni, colori e profumi. Senza contare che avrò visto un milione di persone in un pomeriggio, entrato in contatto con un migliaio, scambiato fluidi come il sudore con un centinaio. Ecco spiegato il precedente eccitante spirito comun-denominatore. E poi come recitano le magliette Tantra -che qui vanno tanto di moda- “God is too big to fit into one religion”.

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